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A Teulada l’occupazione militare non va in vacanza

Da qualche anno, rispondendo alla pressione dei movimenti contro l’occupazione militare della Sardegna, le Forze Armate commissionano studi di campionamento sui valori soglia di inquinanti derivanti dalle attività a fuoco. Tutto questo avviene in un contesto di scarsissima trasparenza, con leggi e regolamenti che consentono a chi svolge le attività inquinanti di monitorare il proprio stesso inquinamento dove e quando vuole farlo, e svolgere una “bonifica” secondo termini e condizioni decise da sé senza il controllo di entità indipendenti.

È in questo quadro che dobbiamo leggere la ordinanza prefettizia del 18 luglio che ha interdetto le aree del Poligono di Capo Teulada date in concessione per attività agropastorali, lasciando invece a disposizione della Difesa le aree per il suo uso eclusivo. Un’ordinanza cautelativa a fronte del superamento dei valori soglia per cadmio, piombo, arsenico e tallio che riguarda varie aree del Poligono. Un’ordinanza tanto cautelativa che, apprendiamo dall’Unione Sarda, risponde a campionamenti effettuati 6 mesi prima!

I valori soglia sono stati superati applicando tabelle destinate alle zone industriali, con valori fino a 100 volte più elevati della norma per una zona agricola, grazie ad un favore del governo Renzi alla lobby della Difesa. Era il 2014, nel pieno del processo e dell’indagine per disastro ambientale rispettivamente nei poligoni di Quirra e Capo Teulada, quando si è consentito con un tratto di penna di modificare i valori soglia applicabili per le zone militari, nonostante all’interno dei poligoni insistano Zone di Conservazione Speciale (ZCS) facenti parte della Rete Natura 2000, considerate importanti per la conservazione di Habitat e specie animali endemiche e a rischio.

Si sperava evidentemente di mettere a tacere una volta per tutte le problematiche relative all’inquinamento dovuto alle attività militari. Ci si sbagliava anche così, ma noi non possiamo dimenticare questo sfregio del diritto: i valori soglia che stanno venendo applicati sono totalmente incompatibili con una Zona di Conservazione Speciale come quella “Isola Rossa e Capo Teulada” al 90% ricompresa nel poligono, o come quella “Promontorio, dune e zona umida di Porto Pino” che al poligono è adiacente. Questi valori soglia sono totalmente incompatibili con aree nelle quali viene consentito il pascolo degli animali, con aree nellle quali d’estate si consente il transito dei turisti e la balneazione. Usare valori soglia del genere è già, di per sé, un cosciente mettere a rischio la salute di persone e animali, un sintomo di disprezzo per il territorio e chi lo abita.

Da febbraio giace negli uffici della Regione Sardegna una procedura di Valutazione di Incidenza Ambientale (VINCA) per le attività del poligono di Capo Teulada. In un documento di 35 pagine abbiamo espresso tutti i motivi per cui le attività del poligono di Capo Teulada sono incompatibili con qualsiasi attività di conservazione ambientale. L’applicazione di valori soglia di contaminazione applicati per le zone industriali è uno dei motivi più chiari ed evidenti di incompatibilità. Il loro superamento un motivo in più per chiedere alla Regione di fare presto, e chiudere questa procedura con un diniego.

Apprendiamo dall’Unione Sarda (la quale ha avuto accesso ai documenti del monitoraggio dell’esercito) che l’inquinamento diffuso nel poligono apparirebbe “inspiegabile”, in particolare per la presenza di metalli pesanti in aree nelle quali non si spara, e che si ipotizzerebbe dei movimenti di terra da una parte all’altra del poligono. Noi una spiegazione semplice per questi movimenti di terra la abbiamo: le esplosioni. Lanciare decine di migliaia di proiettili da terra, aria, mare, di qualsiasi calibro, comporta un enorme movimento di terreno dovuto alle esplosioni. Questa terra non si deposita in situ, ma si muove con i venti e le correnti d’aria, per un perimetro molto ampio, che può tranquillamente eccedere i confini dell’area militarizzata. In sede di VINCA, l’esercito ha totalmente ignorato gli impatti ambientali dovuti alle esplosioni del munizionamento durante le esercitazioni, noi così ci esprimevamo su questo fatto:

Le esplosioni sono di per sé un trauma ambientale che viene inflitto al paesaggio e all’ambiente che non riguarda solamente il cono direttamente interessato dall’esplosione: le esplosioni derivanti dall’impiego di bombardamenti e altri sistemi d’arma generano, a causa delle elevatissime temperature raggiunte in fase d’urto, delle polveri estremamente sottili e penetranti che condensandosi costituiscono le nanoparticelle (che viaggiano e si depositano nell’ambiente, potendo essere ingerite tramite il cibo ovvero inalate) che hanno la caratteristica di essere inorganiche e non biocompatibili. Queste possono depositarsi anche a notevole distanza dai luoghi dell’esplosione, costituendo una sicura causa di inquinamento. D’altronde l’impatto al suolo dei proiettili di grosso calibro comporta, oltre alla distruzione del suolo legata all’esplosione, ulteriori disturbi a più ampio raggio dovuti alle vibrazioni. Queste attività, al dunque, distruggono e sottraggono spazio vitale alle specie oggetto di protezione, intaccando gli spazi di rifugi, tane, nidi, le aree di riproduzione, le aree di diffusione delle specie vegetali, i suoli. Inoltre, è evidente la presenza costante del rischio di uccisione diretta, in seguito agli effetti delle esplosioni, al colpimento di proiettili vaganti, all’impatto con i mezzi in manovra (a terra, in cielo e in mare). Questi fatti piuttosto ovvi sono completamente e inspiegabilmente ignorati”

Noi non abbiamo attualmente ancora modo di sapere dove e come siano stati svolti i campionamenti e, soprattutto, come e dove verranno svolti i futuri campionamenti per confermare o meno l’inquinamento. La mancanza di trasparenza di tutto il processo di governance è un fattore in più di incompatibilità della presenza militare con qualsiasi gestione sostenibile del territorio.

Questa situazione di opacità si presta a qualsiasi abuso e gioco di potere da parte delle forze armate: è evidente come pubblicare a luglio dati di campionamenti presi a gennaio si presti ad un gioco di ricatto verso il territorio, ma è comunque desolante apprendere che la preoccupazione principale dei rappresentanti eletti nel Comune di Teulada sia quella del “danno di immagine” nel pieno della stagione turistica, invece che la generale situazione di inquinamento e sottomissione alle esigenze militari del loro territorio.

Il danno è un danno reale, non di immagine, quantificabile nel territorio sottratto agli ecosistemi come agli usi produttivi, nell’ovvio inquinamento determinato dall’esplosione di migliaia di ordigni ogni anno, nell’asservimento di un intero territorio a logiche di guerra che ne ipotecano qualsiasi ipotesi di sviluppo e, nel lungo termine, anche di sopravvivenza economica e demografica. Non si può pretendere che l’estate sia una parentesi nella quale le conseguenze di ciò che avviene d’inverno scompaiono senza lasciare traccia. D’altra parte, come dimostrano i fatti di questa estate, l’occupazione militare non va mai in vacanza.

Certo, si può e si deve rivendicare con orgoglio che Teulada non è un poligono militare, bensì un paese con una lunga storia, un territorio vasto e bellissimo che merita di essere vissuto, visitato e restituito nella sua integrità all’uso della comunità, ma per farlo occorre fronteggiare il problema causato dall’occupazione militare. Chiudere gli occhi e fingere che questo mostro non ci sia non lo farà certo sparire.

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a foras Comunicati Presidio

Sostieni le basi? Sostieni il genocidio

Come “A Foras” promuoviamo e aderiamo regolarmente a iniziative contro le guerre, l’occupazione militare e il riarmo, e anche ad altre iniziative che riguardano tematiche fortemente connesse a quelle precedentemente citate, come, per esempio, quella del genocidio del Popolo Palestinese. Con questo stesso spirito abbiamo aderito al sit-in ” ROMPIAMO IL SILENZIO‼️“, previsto per ieri sera, domenica 3 agosto, in Piazza Italia a Sassari. Tra le sigle aderenti era presente anche quella del Partito Democratico, a parole timidamente contro guerra e genocidio, ma nei fatti complice. Noi non dimentichiamo che il PD non si è schierato contro il piano di riarmo nel Parlamento Europeo (i propri eurodeputati hanno in parte votato sì e in parte si sono astenuti). Noi non dimentichiamo che nella base di Decimomannu si esercita regolarmente l’esercito israeliano (in ultimo con i droni) e che il PD non si è mai schierato apertamente né contro questa né contro le altre basi nell’isola (se non per bocca dell’ex deputato Scano, ex-presidente della Commissione uranio impoverito, in seguito prontamente non ricandidato). Noi non dimentichiamo che il PD non si è mai schierato contro la fabbrica di bombe RWM di Domosnovas che ha tra i suoi clienti l’entità sionista israeliana. Noi non dimentichiamo che il sindaco di Sassari – del PD – con una mano riconosce lo stato di Palestina, ma con l’altra accoglie a braccia aperte e tratta da eroi i sassarini di ritorno dalla missione Unifil in Libano, complici anch’essi del piano espansionistico israeliano.

Per denunciare questa ipocrisia ieri siamo scesi in piazza con lo striscione: “Sostieni le basi? Sostieni il genocidio – PD a foras”. Guerra e genocidio iniziano anche qua, in Sardegna, e chi si schiera con questa succursale della filiera della morte di fatto la sostiene.

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a foras Comunicati

Non si assolve l’inquinamento di Teulada!

Con ordinanza del 18 luglio la prefettura di Cagliari ha sancito l’interdizione in via cautelativa delle aree del Poligono di Capo Teulada non ad esclusivo uso militare (date in concessione per attività agropastorali).

La motivazione è “una situazione di rischio per superamento delle Concentrazioni soglia di contaminazione del suolo”.

Sono decenni che si denuncia l’ovvia devastazione ambientale che si accompagna alle attività militari nei poligoni sardi, non ci vuole una scienza a capire che decenni di manovre militari e bombardamenti con ogni sorta di ordigno comportano inquinamento e distruzione.

È stato con la lotta e con l’organizzazione di questi decenni che siamo riusciti a costringere i militari a sottoporsi finalmente alle norme ambientali, iniziando a operare i dovuti monitoraggi, e dal gennaio di quest’anno iniziando a sottoporre le loro attività a procedimenti di Valutazione ambientale.

Certo, non dobbiamo cantare vittoria troppo presto, i monitoraggi continuano ad essere svolti in un contesto di totale mancanza di trasparenza.Come emerge anche dall’ultimo documento della Prefettura, è il comando dell’Esercito che gestisce la misurazione delle contaminazioni ambientali, emanando apposito bando per aziende del settore, ed è lui a fornire i dati sul superamento delle soglie di contaminazione. Il controllore e il controllato sono il medesimo ente!

Il sistema di monitoraggio ambientale è chiaramente insufficiente: non vi è diffusione trasparente dei metodi e dei risultati dei rilevamenti, mancano tutte le informazioni necessarie a valutare l’attendibilità scientifica dei rilevamenti, manca una qualsiasi possibilità di raccogliere e valutare in maniera indipendente i dati.

Incredibilmente, non sappiamo nemmeno quali sono i valori soglia applicati ai differenti punti del Poligono! Infatti con il decreto 91 del 2014, è stabilito che nelle aree militari si può scegliere quale tabella di valori soglia utilizzare per i monitoraggi ambientali, consentendo di utilizzare anche quella per le zone industriali che prevede valori soglia nettamente superiori (decine di volte) alla tabella per i siti non industriali.

Ai fini di un ripristino dei territori e di una valutazione scientifica del danno, è fondamentale che i monitoraggi ambientali siano svolti da enti completamente indipendenti dalle gerarchie militari, con criteri di massima trasparenza e condivisione dei dati. Finché non ci sarà una condizione del genere, non si può dare credito al sistema di monitoraggio dei poligoni, anche quando sembra confermare ciò che andiamo dicendo da decenni.

Prendiamo comunque atto del fatto che i militari non possono più insabbiare come prima i danni della loro azione, che non si possono più comportate da padroni assoluti nel nostro territorio.

Noi riteniamo che lo scempio ambientale dei poligoni sardi debba terminare. Quello che chiediamo è sempre lo stesso: chiusura dei poligoni, ripristino dei territori, risarcimento delle comunità per 70 anni di devastazione ambientale, sociale ed economica. Nel frattempo, continueremo ad operare per fare sì che le autorità militari siano inchiodate alle loro responsabilità, e rispettino finalmente le normative che si applicano al resto della popolazione.

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a foras campeggio General

A Foras Camp 2025

ANCHE QUEST’ANNO TORNA A FORAS CAMP!

L’AForasCamp2025 si svolgerà nel territorio di Nuoro, presso il Centro giovanile diocesano “San Giovanni”, al Monte Ortobene, da venerdì 25 luglio (mattina – arrivi) a domenica 27 luglio (pomeriggio – partenze).

Per registrarsi completare il form attraverso questo link:

–> Form

PROGRAMMA (IN AGGIORNAMENTO) A FORAS CAMP 2025

Venerdì 25

Mattina e primo pomeriggio: accoglienza e registrazione

H 17:00 – 18:00: Presentazione programma e organizzazione campeggio.

H 18:00 – 20:00: Seminario formativo 1: “Impariamo a difenderci dalla repressione”. A cura di Associazione Libertade.

H 17:00 Manine sporche – Animazione per i più piccoli.

H 20:30: Cena

H 21:30: Cineforum in collaborazione con Festival Al Ard.

Sabato 26

H 8:00 – 10:00 Colazione

H 7:30 Zirande in su Monte. Escursione a numero chiuso nei sentieri dell’Ortobene (max 25 persone), a cura di Massimeddu. Per prenotarsi contattare il num. 3299694001. L’escursione partirà tassativamente alle ore 8:00 per concludersi alle 10:30 circa.

H 9:00 – 13:30: “Nosatr*s e sa terra/Noi (altr*) e la terra”. Laboratorio separatista transfemminista a numero chiuso (max 25 persone) cura di Alice Salimbeni (Salicornia). Per info e prenotazioni scrivere a: ali.salimbeni@gmail.com.

H 10:30 – 13:30: Seminario formativo 2: “Manuale di cybersecurity per attivist* e cittadin* consapevoli”, a cura di Irpimedia.

H 10:30 Manine sporche – Animazione per i più piccoli.

H 13:30 – Pranzo:

H 16:00 – 18:00 Seminario formativo 3: “La colonizzazione sionista In Palestina dalla Nakba al 7 ottobre”. A cura dei Giovani Palestinesi.

H 16:30: Manine sporche – Animazione per i più piccoli.

H 18:30: Concerto con Kunturi

H 20:30: Cena

H 21:30 Concerto con Tenore Murales di Orgosolo e Dj Skento.

Domenica 25

H 8:00 – 10:00 Colazione

H 11:00 – 13:30: Assemblea dibattito “La corsa al riarmo europea e l’occupazione militare in Sardegna”

H 13:30: Pranzo

H 17:00: Concerto conclusivo dei Nugoro Rude.

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a foras Contributi Dossier General

DOSSIER: STUDIARE LA LONGEVITÀ IN MEZZO AL DISASTRO

Come la propaganda militare tenta di usare la scienza contro la scienza nel Poligono Interforze del Salto di Quirra

Leggi e scarica il dossier


L’11 giugno 2024 si è inaugurato a Perdasdefogu un“Polo di ricerca scientifica e della salute in Ogliastra”, situato dentro le strutture del Poligono Interforze del Salto di Quirra (PISQ).

Un’iniziativa di questo tipo somiglia tanto a una provocazione, considerata la mole di evidenze aneddotiche e scientifiche inerenti i problemi ambientali e sanitari provocati dalle attività del Poligono che non hanno mai beneficiato di indagini scientifiche appropriate.
I problemi sollevati da questa iniziativa sono molteplici:

  • c’è una militarizzazione della ricerca scientifica, che comporta la creazione di conflitti di interessi legati alla provenienza di finanziamenti da parte della Difesa (che finanzia questo centro con mezzi propri, offrendo la sede).
  • c’è un problema connesso di etica della ricerca legato al cosiddetto “uso duale”: l’uso duale non è un qualcosa che riguarda solo i possibili usi militari di tecnologie ad uso civile (o viceversa), ma riguarda la struttura sociale e la pratica della scienza. Quando si fa ricerca in un contesto militarizzato, non si può pretendere di non considerare le finalità che l’autorità militare intende dare alla collaborazione, nascondendosi dietro alla “neutralità” della scienza o alla lontananza dei temi di ricerca dalle applicazioni militari. La domanda è: quale finalità assume la ricerca sulla longevità, fatta dentro il PISQ?
  • c’è un problema di inquinamento della narrazione pubblica del discorso scientifico. Il tentativo, in atto da diversi anni, è infatti quello di sostituire la narrazione sui danni della presenza militare del PISQ, con quella sulla longevità della popolazione ogliastrina.

In questo breve dossier sviluppiamo una serie di ragionamenti sull’operazione propagandistica che si è inteso fare con l’apertura di questo centro di ricerca, allargando il campo ad una serie di questioni inerenti il rapporto tra militarizzazione della società, ricerca scientifica e narrazioni con cui leggiamo e descriviamo il territorio in cui viviamo.

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a foras Appelli Comunicati Contributi

Perché lottare contro l’occupazione militare e per i diritti Queer?


Come nodo sassarese di A Foras aderiamo al Pride 2025. Di seguito riassumiamo il nostro contributo politico al Pride, che vuole collegare in maniera intersezionale la lotta per la liberazione della Sardegna dall’occupazione militare con quella per i diritti Queer.

  • La de-colonizzazione dei territori è inseparabile dalla de-colonizzazione dei corpi.
    Il militarismo è la cultura della violenza esercitata su corpi e territori per ottenerne il controllo. In Sardegna lo vediamo all’opera costantemente, con il 65% delle servitù militari presenti sul nostro territorio, distrutto a livello economico, sociale ed ambientale. Le armi che vanno a portare morte ad altri popoli vengono progettate, sperimentate e collaudate nei poligoni militari e nella fabbrica di bombe RWM.
  • L’ideologia militarista rappresenta una delle espressioni del sistema cis-etero patriarcale.
    In questo contesto, il sistema bellico è il braccio armato del patriarcato. I due sistemi sono co-dipendenti: senza il militarismo il patriarcato non potrebbe perpetrarsi, senza il patriarcato il militarismo perderebbe la sua ragion d’essere: quella di affermare tramite la violenza i confini di proprietà su terre e corpi.
  • Patriarcato e militarismo sono sistemi basati sulla differenza binaria tra maschile e femminile, e sulla sopraffazione di uno sull’altra, dove la scelta è essere o schiavo o padrone, o donna o uomo, o colonizzat* o colonizzatore.
  • Il militarismo ha radici culturali, uno dei suoi primi veicoli è la scuola che tende sempre più a trasformarsi in una “replica” di una caserma militare, dove si instaurano rapporti di potere basati sulla sopraffazione sulle minoranze e delle persone più deboli, annientando la libertà altrui e instillando nelle persone più giovani la cultura militarista.
  • Con la nuova corsa agli armamenti e il dilagare della cultura militarista stiamo andando verso nuovi conflitti. La storia ci ha insegnato che in tempo di guerra i diritti civili vengono meno, e quindi anche i diritti Queer sono da considerarsi a rischio.
    Per questo chiediamo a chi li ha a cuore e partecipa al Pride si schieri contro guerre e occupazione militare.

Attualmente in Europa la parola d’ordine è “riarmo”. Per contrastarlo serve estirpare queste radici, fare un lavoro mirato nei luoghi di istruzione, costruire nuove alternative di vita civile e sociale, dove il rapporto non si basi su gerarchie di stampo militaresco. Non vogliamo generali, non siamo arruolat* e non siamo arruolabili, partiamo dal margine per diventare centro, per riprenderci i nostri spazi, le nostre terre libere e liberate, anche e soprattutto dalla presenza materiale delle basi militari, le nostre vite libere e liberate dell’ideologia della guerra, del militarismo e del patriarcato.

+ (diritti) QUEER

(poligono di) QUIRRA

A Foras – Contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna

Nodo di Sassari

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a foras Comunicati Corteo

NÙGORO IN PRATZA PRO SA PALESTINA

Il 19 giugno, a Nuoro, migliaia di persone sono scese in piazza, per denunciare il genocidio in atto in Palestina e per rivendicare il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese.

Al corteo, promosso dalla recentemente costituita “Assemblea contra a sa gherra”, composta da diverse realtà e individualità attive nel territorio, ci siamo ritrovat* in tant*, esprimendo a gran voce l’opposizione all’occupazione militare in Sardegna, sottolineando il ruolo cruciale della nostra Isola nello scenario bellico internazionale e la necessità di non esserne complici.

Lungo le vie del centro, a questo proposito, abbiamo denunciato la recente scoperta di ordigni inesplosi al largo delle coste ogliastrine, provenienti dal Poligono Interforze del Salto di Quirra, così come i fatti di Decimomannu, esprimendo grande solidarietà‌ al compagno Luca, attualmente agli arresti domiciliari in seguito ai fatti del 10 maggio a Cagliari.

Abbiamo lanciato un chiaro messaggio verso il governo regionale e le amministrazioni locali, tra cui/come la neoletta giunta comunale nuorese, per chiedere, da parte loro, il riconoscimento dell’autodeterminazione del popolo palestinese.

È stata evidenziata l’importanza del boicottaggio, su diversi livelli, dell’entità sionista: in ambito istituzionale e in ambito accademico, con la cessazione della collaborazione con le Università‌ israeliane, gli enti e le imprese dello Stato di Israele, e in ambito individuale, promuovendo la scelta di non acquistare prodotti provenienti dallo stesso paese e, in generale, da aziende che finanziano il genocidio in corso.

Siamo sces* in piazza esprimendo la nostra forte condanna al progetto di riarmo europeo, e alla conseguente narrazione bellicista che imperversa nei media mainstream, e abbiamo esplicitato la nostra indignazione per le politiche repressive portate avanti dal governo Meloni, culminate con l’entrata in vigore del ddl 1660.

In definitiva, questo percorso aperto, alimentato da realtà differenti unite da istanze comuni, ha portato a un primo traguardo, ovvero una manifestazione significativa e realmente partecipata. Auspichiamo che questa grande giornata di piazza possa aprire una nuova stagione di partecipazione, costruzione politica popolare e mobilitazione, in un territorio attraversato da mille problematicità, ma, come dimostrato, con una forte sensibilità verso ciò che accade qui e dall’altra parte del Mediterraneo.

#aforas

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Contributi Corteo esercitazioni

QUANTO COSTA LA GUERRA?

L’altro ieri, a quasi 20 giorni dalla conclusione dell’esercitazione interforze Joint Stars 2025, è stata resa pubblica dai giornali sardi la presenza di due ordigni inesplosi nelle acque fronte ai territori occupati dal Poligono Interforze del Salto di Quirra. La notizia proviene da due ordinanze della Capitaneria di porto di Arbatax, pubblicate rispettivamente il 30 maggio e il 3 giugno che fanno riferimento alla presenza di due missili a carica esplosiva, lanciati durante l’esercitazione Joints Star. Si tratterebbe di un STINGER e un ASTER30, rispettivamente a 100 e 600 metri di profondità, di cui il primo in linea con la spiaggia di Murtas, anche se distante dalla riva, e il secondo più al largo, secondo quanto comunicato nelle due ordinanze.

Il secondo di questi, l’ASTER30, come viene riportato dai giornali, appartiene al sistema di missili SampT, fornito dall’Europa all’Ucraina. Di fabbricazione italo-francese (Eurosam) ha un costo di 2.000.000 di euro per missile ed è stato recentemente oggetto di acquisto – si parla di circa 220 unità –, da parte di Regno Unito, Francia e Italia, nell’ambito del programma ReArm Europe, per un totale, stimiamo, di circa 440.000.000 di euro. Se 440.000.000 di euro ci sembrano molti, quanti sono gli 800 miliardi che l’Europa ha richiesto per il suo programma bellicista?

I costi della guerra sono tanti; in primis nei luoghi in cui la guerra viene importata, foraggiando l’industria bellica con le violenze compiute su corpi e territori.

A seguire nei luoghi dove lo Stato preferisce investire in armamenti più che in sanità, in armi più che nell’istruzione, dove la terra che poteva essere coltivata è resa incalpestabile a causa delle sperimentazioni, dove natura e ecosistemi, vita umana e non, diventano sacrificabili per il solo motivo di poter garantire la riproduzione di un sistema che da cinquecento anni opprime, sfrutta, violenta e uccide in tutto il mondo.

E così degli ordigni inesplosi nel nostro mare risultano solo un piccolo danno collaterale, non degno di essere reso noto.

Per lo Stato italiano la nostra salute e la nostra sicurezza, nostre e dei nostri territori, sono da sempre un piccolo danno collaterale, anche esso non degno di essere noto.

Vorrebbero una Sardegna vuota, alcun* già pensano sia così.

Ma si sbagliano.

Ci vediamo domani, 19 giugno, a Nuoro, ore 18, fronte Stazione dei treni.

In Pratza pro sa Palestina.

Per la Palestina, contro il genocidio, e contro la guerra.

Uniti e solidali a tutt* “i piccoli danni collaterali” del mondo.

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2 Giugno a foras Corteo esercitazioni

CONTRO LA REPUBBLICA AFFONDATA SUL RIARMO

2 Giugno 2025, ore 16 – Piazza Costituzione, Cagliari

2 Giugno, Cagliari

A Foras ritorna in piazza il 2 giugno, per lottare insieme a tutte le persone che vogliono lottare con noi, per cercare di fermare questa rincorsa verso la terza guerra mondiale.

Come ogni anno vediamo in Sardegna le esercitazioni più grandi del mediterraneo e ora è più chiaro a tutti la loro ragione d’essere: devono prepararsi per entrare in guerra.

Per fare questo stanno spendendo tutti i soldi che potrebbero servire per le scuole e gli ospedali, sperperandoli per comprare sempre più armi.

Pensavamo fosse finita per sempre l’epoca delle guerre nel nostro continente, ma invece sta ritornando e saremo noi che dovremmo andare a morire, per fare gli interessi dei padroni europei ed americani.

Per fermare questi macellai, dobbiamo metterci tuttə insieme e dobbiamo fargli capire, che lə sardə hanno già visto cosa vuol dire morire per i padroni italiani: per questo ci troveranno in piazza, ogni volta che proveranno a mandare a morire noi e lə nostrə figliə.

Per tutte queste motivazioni scendiamo in piazza il 2 giugno e speriamo di essere in tantə, perché il pericolo è grande ed è arrivata l’ora di muoverci, per fargli vedere che non ci hanno ancora vinto!

Grafica: ERRE PUSH

2 de Làmpadas, Casteddu

A Foras torrat in pratza su 2 de làmpadas, pro peleare in paris cun totus is chi bolent benner cun nos, pro chircare de firmare custa cursa po intrare in sa tertza gherra mundiale.

Nos, comente ogni annu, bideus in Sardigna is esercitatziones militares prus mannas de su mediterràneu, e como si cumprendet bene pro ite est chi ddas faent: ca si depent preparare totu cantos pro intrare in gherra. Pro faer custu sunt spendende totu su dinare chi diat serbire pro iscolas e ispidales, pro comporare semper prus armas.

Nos pentzaiaus de nch’ esser essios dae su tempus de is gherras in su continente nostru, peroe nche seus torrende a intrare, aus a esser nos chi aus a deper morrer, pro faer is interessos de is meres europeos e americanos.

Pro firmare custos matzellaios, si depeus ponner totus in paris e ddi depeus faer cumprender, ca is sardos ant giai bistu ite bolet narrer a morrer pro is meres continentales e ca como s’ant a agatare in pratza ogni borta chi provant a mandare a morrer a nos e a fìgios nostos.

Pro totu custas cosas calaus in pratza su 2 e speraus ca aus a esser in medas, ca su perìgulu est mannu e est arribada s’ora de si mover e de faer bier ca non s’ant ancora bintu!

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Appelli Comunicati Corteo esercitazioni

Propaganda becera, riarmo e smantellamento della sanità pubblica

Anche quest’anno, come tutti gli anni ormai da decenni, la Sardegna è stata oggetto della consueta violenza e distruzione militare. Con i soliti nomi insulsi come “Mare Aperto” e “Joint Stars”, il territorio sardo veniva messo un’altra volta sotto assedio, per consentire agli eserciti di mezzo mondo la preparazione per gli attuali e i prossimi massacri di innocenti.

Quest’anno, oltre al danno continuo che le esercitazioni militari infliggono all’ambiente, alla salute, all’economia, alla dignità dellə sardə e della Sardegna, dobbiamo aggiungere la beffa di una serie di “iniziative benefiche” connesse. Una operazione propagandistica becera e di infimo livello, che mette assieme autorità militari, aziende e autorità politiche della Regione Sardegna.

Il messaggio è chiarissimo: mentre la Sardegna viene strangolata da una serie di tagli ai servizi pubblici sempre più asfissianti, con la distruzione del diritto alla salute, all’istruzione, ad una vita civile e serena nei tanti paesi del territorio sardo, dovremmo essere gratə all’esercito che ci degna dell’elemosina di due giorni di screening sanitari gratuiti sulla sua nuova, costosissima nave ammiraglia.

Mentre i soldi per i servizi pubblici spariscono per trasformarsi in armi come la nave Trieste, i nostri diritti spariscono per trasformarsi in gentili concessioni delle Forze Armate.

Non solo. È ancora più agghiacciante costatare come questa operazione, rivolta allə bambinə, avvenga proprio mentre il governo italiano sostiene in maniera convinta il genocidio del popolo palestinese a Gaza, dove il conto ufficiale dellə bambinə uccisə supera i 15.000, mentre sono più di 500.000 quellə sfollatə.
Tra i soldi che stanno venendo tolti per le nostre cure, ci sono i 155 milioni di euro di armi israeliane importate in Italia (pari al 20% del totale) per il solo 2024. C’è, insomma, il finanziamento diretto che l’Italia dà al genocidio del popolo palestinese attraverso le forniture per le proprie forze armate.

Non può sfuggire l’orribile ipocrisia di chi da una parte compra e usa sistemi d’arma sviluppati da un esercito genocida, che non si fa problemi a sterminare decine di migliaia di bambinə palestinesi a Gaza, e dall’altra viene da noi a farsi bello con due giorni di screening gratuiti per lə nostrə bambinə.

Di fronte a queste gravi violazioni dei diritti, la risposta può essere solo una: unirsi. È lo Stato stesso a negare diritti per alimentare la macchina bellica e sostenere il genocidio palestinese. Il prezzo dell’orrore che succede in Palestina lo pagheremo anche noi, se non reagiamo immediatamente e con forza, a fermare il meccanismo stritolatore della logica bellica, suprematista, imperialista, il nuovo nazifascismo che torna sempre più forte e convinto.
Siamo tuttə responsabilə. E tuttə possiamo scegliere da che parte stare.

Il 10 maggio, diciamo NO a questo sistema di morte, ai suoi danni e alle beffe che ci propone con la sua propaganda becera.
Rivendichiamo il diritto alla vita e alla terra del popolo palestinese. Rivendichiamo il nostro diritto alla salute. Rivendichiamo la nostra terra. Rivendichiamo un uso umano dei fondi pubblici, per tutelare i diritti e non preparare gli stermini di innocenti.
Quei fondi devono servire per creare centri sanitari stabili e duraturi, non per operazioni di facciata a bordo delle navi militari, fatte per coprire la violenza dell’occupazione militare in terra sarda e del genocidio in terra palestinese.