SIT IN A NUORO _ SOLIDARIETÀ A BAKIS BEKS

 

SIT-IN di solidarietà a Bakis Beks, venerdì 11 settembre ore 18:30, piazza Vittorio Emanuele Nuoro.

 

Passione civile e talento sono tratti che hanno fatto risaltare sulla scena rap un artista come Bakis Beks, che da tempo mostra sui palchi la creatività e il coraggio di esprimere, attraverso la forma d’arte che sente più vicina, la propria opinione e il proprio pensiero.

Anche per questo motivo ha destato un coro di indignazione, specialmente nella comunità nuorese, la notizia che Bakis insieme ad altri giovani siano stati colpiti da un inqualificabile atto repressivo, con un decreto penale di condanna che li ha raggiunti a seguito di un concerto rap.

Le forze repressive hanno ritenuto di incriminare le parole di una canzone in cui Bakis ha cantato tutta la sua contrarietà alla presenza dei poligoni militari in Sardegna: “non c’è tempo per mediazioni – indennizzi – conciliazioni – questo è un messaggio ai coloni – basta, fuori dai coglioni!”.
Ad essere incriminata è anche la coreografia che accompagna il testo musicale ovvero “il dito medio”, comune espressione di denuncia degli artisti rap.

A detta degli inquirenti che erano presenti al concerto l’8 settembre 2018 a Nuoro, quelle parole e quella coreografia sarebbero state espresse oltraggiosamente contro di loro.

Tra qualche mese per il cantante ed alcuni fan si aprirà un processo presso il Tribunale di Nuoro, nel quale verrà messa in discussione la libertà di espressione e la libertà dell’arte.

Il rap non è mai stato un genere musicale “politicamente corretto” e del resto la libertà di opinione è un diritto particolarmente sentito in una terra come la nostra, che soffre profondamente il ruolo subalterno che le viene assegnato come una condanna inesorabile, in nome di potenti interessi economici esterni.

Mettere il bavaglio all’arte è un atto riprovevole che abbiamo il dovere di contrastare se vogliamo intraprendere la strada del progresso e della costruzione di una società consapevole.

Per denunciare quanto è accaduto l’Associazione Libertade, A Foras Barbagia-Baronia e lo Spazio Antifascista di Nuoro, indicono un sit-in in piazza Vittorio Emanuele venerdì 11 settembre alle 18:30, invitando tutti i cittadini e gli artisti sardi a partecipare portando la loro vicinanza a tutti i giovani che sono coinvolti in questa vicenda.

 

Evento facebook: SIT IN A NUORO – SOLIDARIETA’ A BAKIS BEKS

#solidarietà

#bakis

#aforas

#libertade

#spazioantifascista

Campagna “Più ospedali meno militari / Dotores pro curare EJA, Cannones pro gherrare NONO”

Campagna “Più ospedali meno militari / Dotores pro curare EJA, Cannones pro gherrare NONO”
A Foras: «È tempo di scegliere. Lanciamo una campagna per ottenere la moratoria delle esercitazioni e lo stop al finanziamento regionale e statale dei progetti legati all’industria bellica. I soldi risparmiati vengano reinvestiti nella sanità pubblica»
L’emergenza sanitaria che ci ritroviamo ad affrontare, ha fatto emergere con grande forza i problemi di una sanità pubblica sempre più abbandonata a se stessa e alla buona volontà degli operatori sanitari. Siamo costretti in casa, e ci restiamo perché bisogna impedire la diffusione del contagio. Ma non per questo siamo disposti a tacere, a spegnere il desiderio di libertà e di decidere sulle nostre vite e sul futuro della nostra terra.
Nel mentre che gli aerei si accingono a sorvolare sui poligoni di Quirra e Capo Frasca nonostante la pandemia, il nostro obiettivo resta sempre quello di liberare la Sardegna dall’occupazione militare italiana, e – non appena le condizioni sanitarie ce le consentiranno – saremo pronti a tornare nelle strade per ribadire le nostre parole d’ordine. Sul momento, però, pretendiamo realismo dalle istituzioni politiche sarde e italiane. È arrivato il momento di fare delle scelte, perché la Sardegna sia in grado di affrontare al meglio una crisi sanitaria che potrebbe prolungarsi parecchio nel tempo.
• Chiediamo che fin da ora si stabilisca inderogabilmente una moratoria su tutte le esercitazioni militari.
• Chiediamo che la Regione e lo Stato ritirino i finanziamenti a progetti utili solo agli interessi delle forze armate e al profitto delle industrie del settore bellico. A titolo di esempio, chiediamo lo stop al finanziamento del progetto SIAT di Teulada, al co-finanziamento pubblico della piattaforma per i test dei motori missilistici nel Poligono di Quirra e al co-finanziamento del progetto Caserme Verdi, che riguarda – in Sardegna – le tre caserme dell’Esercito a Cagliari e quella di Teulada.
• Chiediamo che i soldi risparmiati grazie ai primi due punti siano reinvestiti nel potenziamento della sanità pubblica sarda.
È una questione di priorità: non è possibile continuare ad assistere allo sperpero dei nostri soldi in progetti che contribuiscono alla depressione economica delle comunità a cui apparteniamo e alla devastazione della terra in cui abitiamo, mentre la sanità viene costantemente depotenziata da anni, con i risultati evidenti sotto gli occhi di tutti.
Tra il 2010 e il 2019, segnala l’Osservatorio Gimbe, il finanziamento pubblico alla sanità è stato decurtato di oltre 37 miliardi. Negli stessi anni, abbiamo, visto che le spese militari si attestano su 26 miliardi all’anno, senza contare il miliardo e mezzo che elargisce il Ministero delle finanze “missioni di pace”, i soldi che invese il MISE per le industrie belliche italiane e il Ministero dell’Istruzione per la ricerca militare.
Eppure la NATO continua a chiedere di aumentare queste spese, che dovrebbero passare secondo gli auspici dell’Alleanza Atlantica dall’1,6 % al 2 % del PIL. Tutto questo, mentre emerge senza più paraventi, l’incredibile fragilità e necessità di soldi di un sistema sanitario allo sfascio.
Un dato per tutti: nel 1981 c’erano, negli ospedali sardi, 62 posti letto ogni 10 mila abitanti. Oggi, il rapporto si è quasi dimezzato e ce ne sono circa 35. Il 14,6% dei sardi che ne avrebbe necessità, rinuncia alle cure e il 6 % è costretto ad emigrare in altre regioni per svolgere la propria terapia. Uno scenario incredibile, tragico, con interi ospedali che chiudono e reparti che vengono dismessi in tantissimi centri dell’isola.
Nel mentre, si spendono miliardi di fondi pubblici per foraggiare l’apparato bellico. Pensiamo al progetto Caserme Verdi, che vale un miliardo e mezzo a livello italiano, è che riguarderà, in Sardegna, le caserme dell’esercito a Cagliari. Pensiamo al nuovo impianto di test per motori missilistici che sarà costruito a Quirra, per una spesa impressionante di 33 milioni di euro, probabilmente destinati a salire. Pensiamo, all’inestricabile tela di interessi incrociati, che ha portato la politica sarda e italiana, quasi senza eccezioni, ad appoggiare la costruzione del Mater Olbia, ospedale privato che sarà finanziato 142 milioni di euro pubblici nel trienno ’19-21, per stringere ancora di più le maglie dell’alleanza tra Italia e Qatar, paese che – ricordiamo – non brilla certo come un faro del rispetto dei diritti umani.
Per questo invitiamo tutti i cittadini e le diverse realtà politiche a fare proprie le richieste di stop alle esercitazioni militari, taglio alla spesa bellica e reinvestimento di essa nella sanità pubblica, in ogni modo, luogo e possibilità, con le forme che ritengano opportune,
Da lunedì 13 aprile, il movimento sardo contro l’occupazione militare, chiama a raccolta tutte e tutti i cittadini che hanno a cuore le sorti della nostra terra, le organizzazioni, le associazioni che lottano per la sanità pubblica, i collettivi e i singoli che vogliono fermare questa vergognosa deriva, ad essere parte integrante della campagna “Più ospedali meno militari / Dotores pro curare EJA, Cannones pro gherrare NONO”.
Partecipare è semplice:
1. Esponi sul tuo bancone o sulle finestre di casa, sulla macchina uno striscione o un cartello con scritto PIU’ OSPEDALI MENO MILITARI, disegni o altri hashtag a tua scelta.
2. Scrivitelo sul corpo o sulla tua mascherina. Non possiamo usare i nostri corpi per manifestare, bloccare i convogli militari o volantinare, ma possiamo scriverci! Testa, gambe, gomiti o polpacci decidi tu dove, ricorda PIU’ OSPEDALI MENO MILITARI.
3. Attivati sui social. abbiamo preparato un motive per l’immagine del profilo che puoi aggiungere alla tua foto, puoi condividere le impact images, le infografiche o cambiare l’immagine di copertina del tuo profilo. Tutto il materiale sarà disponibile sul sito www.aforas.noblogs.org
4. Scarica il volantino, il manifesto, l’adesivo o l’infografica sul sito di A Foras, stampa e attaccalo nei luoghi che puoi frequentare durante la quarantena: market, farmacie, tabacchini, uffici. Tutto il materiale sarà disponibile sul sito www.aforas.noblogs.org
Si tratta di piccoli gesti, quelli che possiamo fare durante la quarantena. Ma sono cose importanti per continuare a sentirci vive e vivi, aspettando di rincontrarci e riscoprirci ancora pieni di amore per la nostra terra.

 

#piùospedalimenomilitari

IL VIRUS NON FERMA LE ESERCITAZIONI: ATTIVITA’ MILITARE INTENSA DAL 6 APRILE AL 9 GIUGNO

Ecco dove finiscono i soldi sottratti alla sanità: da domani due mesi di esercitazioni sui cieli della sardegna. In barba all’emergenza sanitaria e alla crisi economica.

Quella che ci apprestiamo a raccontarvi è una notizia che apprendiamo con particolare sconcerto: a partire da domani e per i prossimi due mesi in Sardegna si svolgeranno esercitazioni militari e alcuni elementi lasciano pensare che si tratterà di un livello di attività particolarmente intenso. In barba alla crisi sanitaria ed economica, i cieli sardi e i poligoni che occupano la nostra terra saranno il teatro di esercitazioni militari?

La fonte da cui lo apprendiamo è altamente qualificata, si tratta del sito www.deskaeronautico.it, un portale di informazioni per i piloti che pubblica costantemente le note degli enti preposti alla sicurezza dell’aviazione. Non solo, abbiamo fatto ulteriori verifiche e anche il sisto notaminfo.com, che informa in tempo reale sui NOTAM, ossia sugli avvisi per la navigazione aerea, riporte le stesse informazioni (https://notaminfo.com/latest?country=Italy).

Ecco i fatti: dal 6 aprile al 9 giugno, quindi per più di due mesi, sono istituiti a causa di intensa attività militare tre corridoi aerei, che riguardano lo stesso tragitto ma a varie altezze, che mettono in collegamento il Poligono Interforze del Salto di Quirra con il Poligono di Capo Frasca.

L’istituzione del corridoio aereo in questione, non è un fatto comune: avviene soprattutto in occasione di grandi esercitazioni, come durante la Joint Stars svoltasi tra il 13 e il 31 maggio 2019.

Le intense attività militari, riporta il sito deskaeronautico, si svolgeranno dal lunedì al giovedì dalle 09 alle 21, per ben dodici ore, e il venerdì dalle 09 alle 16. Le esercitazioni saranno interrotte il 13 aprile, il Primo maggio e il 2 giugno.

Poche informazioni, ma significative. E che destano sospetti sull’ipotesi che le forze armate italiane abbiano intenzione di approfittare del traffico aereo praticamente azzerato sulla Sardegna per scorrazzare liberamente nei nostri cieli. Tutto questo, mentre l’isola è rinchiusa in casa per l’emergenza sanitaria e mentre i nostri ospedali hanno un disperato bisogno di risorse econoimche per far fronte alla crisi. Mentre i sardi stessi si preparano a una crisi economica senza precedenti e si moltiplicano le difficoltà per vari gruppi sociali.

Se la notizia fosse confermata, si tratterebbe dell’ennesimo vergognoso affronto, solo l’ultimo in ordine di tempo, delle forze armate italiane alla Sardegna. Al momento non risultano ordinanze di sgombero a mare o a terra per esercitazioni, ma le disposizioni sull’istituzione dei tre corridoi lasciano ben pochi dubbi.

È urgente e necessario che arrivi dall’Aeronautica Militare, dal Comitato Misto Paritetico, dal Ministero delal Difesa e dalla Regione Sardegna una spiegazione su questi fatti. I Sardi hanno diritto di sapere se, in un momento così critico, si prevede di svolgere esercitazioni militari nell’isola e a quale costo.

#aforas
#piùospedalimenomilitari
#stopesercitazioni

 

OLTRE L’EMERGENZA, LOTTARE CONTRO LE BASI SIGNIFICA COSTRUIRE LA PACE

APPUNTAMENTO IL 25 GENNAIO ALLE 15:30 SOTTO IL PALAZZO DELLA REGIONE, IN PIAZZA TRENTO, CONTRO LE BASI E CONTRO LA GUERRA.

Lo scenario geopolitico internazionale è in continua mutazione, e il quadro di emergenza che si era delineato nelle prime settimane di gennaio sembra stia lasciando spazio alla situazione di conflitto latente e strisciante a cui siamo abituati da anni. Sembra, perché la verità è che la guerra è in corso da tempo, è una guerra per procura e nel territorio di paesi terzi, una guerra mai dichiarata, della quale anche in Sardegna siamo complici e, allo stesso tempo, paghiamo le conseguenze.

Ne siamo complici, perché non lottiamo come dovremmo contro l’occupazione militare della nostra terra. Un’occupazione militare che ha sicuramente un ruolo importante nella strategia di destabilizzazione del Vicino Oriente e dell’Africa settentrionale portata avanti dalla NATO. Sappiamo con certezza che la base aeronautica di Decimomannu ebbe un ruolo nell’attacco alla Libia che ha precipitato il paese mediterraneo nel caos attuale, segnando drammaticamente le vite di milioni di civili libici e di centinaia di migliaia di migranti, oggi reclusi nei campi di concentramento del paese nordafricano. E se quest’anno la NATO terrà la sua maxi-esercitazione sul confine orientale, non dobbiamo dimenticare che, qualche anno fa, fu il Mediterraneo ad essere al centro della più grande esercitazione NATO dalla fine della Guerra Fredda, con la Sardegna come uno dei baricentri principali. Era il 2015 e il movimento sardo contro l’occupazione militare fermò la Trident Juncture, mettendo sotto scacco per un giorno l’Alleanza Atlantica.

Ne siamo complici perché consentiamo che qui si costruiscano bombe destinate agli eserciti che devastano territori e popolazioni civile nella Penisola Arabica. Pensiamo alla RWM di Domusnovas, che vende bombe all’Arabia Saudita. Bombe poi impiegate contro la popolazione dello Yemen, come dimostrato da inchieste giornalistiche e ricerche di Ong. Quella fabbrica, e lo sappiamo grazie al grande lavoro dei comitati che lottano contro di essa, ha dei grossi progetti di espansione. Quegli stessi comitati stanno provando a fermarli attraverso un ricorso al TAR ed è dovere di tutti coloro che lottano contro l’occupazione militare della Sardegna affiancarli e sostenerli, denunciando l’esistenza di un sistema globale, una piovra industrial-militare che occupa la Sardegna tra poligoni e fabbriche di morte.

Oltre che complici, siamo anche vittime di questa occupazione militare. Lo sanno bene i parenti e gli amici di chi è morto a causa dell’inquinamento portato dalle basi, lo sa bene chi ha perso il proprio lavoro o vive in zone economicamente depresse e spopolate a causa dell’ingombrante presenza militare. Siamo anche un obiettivo militare sensibile, è impossibile pensare che la Sardegna, con tutte le installazioni militari presenti sul suo territorio, non sia segnata con un bel cerchio rosso nelle mappe delle stanze dei bottoni delle potenze mondiali.

L’apparenza inganna, insomma, e nonostante sembri che l’emergenza internazionale sia finita per lasciare spazio alla normalità, non dobbiamo fare passi indietro. È proprio quella normalità quella contro cui dobbiamo lottare, ribadendo con forza il nostro impegno:

PER LA LIBERAZIONE DELLA SARDEGNA DALL’OCCUPAZIONE MILITARE ITALIANA E NATO

PER LA SOLIDARIETA’ CON LE POPOLAZIONI AGGREDITE

PER LO STOP IMMEDIATO DELLE OPERAZIONI MILITARI DEI MEMBRI NATO

PER IL RITIRO DELLE TRUPPE ITALIANE DAGLI SCENARI DI GUERRA

PER LA RICONVERSIONE DELLA SPESA MILITARE IN SPESA SOCIALE

A FORAS IS BASIS DE SA SARDIGNA

NESSUNA BASE PER LE VOSTRE GUERRE

Queste parole d’ordine guideranno la manifestazione di sabato 25 gennaio. L’appuntamento è alle 15:30 sotto il Palazzo della Regione, in Piazza Trento a Cagliari.

L'immagine può contenere: testo

 

Corteo contro la guerra e le basi militari – Cagliari 25 gennaio 2020

Appello ad una mobilitazione contro la guerra e per l’indisponibilità delle basi sarde.

Nella settimana successiva all’attacco criminale degli Stati Uniti in territorio iracheno contro il generale dell’esercito iraniano Soleimani, sarde e sardi provenienti da diversi territori si sono incontrati a Nuoro, Sassari e Cagliari in affollate e partecipate assemblee per discutere della preoccupante situazione nel contesto medio orientale e del coinvolgimento dei propri territori nelle manovre di guerra.

Le operazioni di queste settimane mettono definitivamente la parola fine al tanto decantato multilateralismo portato avanti dalla NATO. In questo scenario di guerra totale le vittime sono le popolazioni civili che da decenni ormai subiscono le conseguenze delle mire espansionistiche economiche e territoriali delle grandi potenze che ne fanno parte.

All’interno di questa situazione, in cui emergono chiaramente alcuni attori (Turchia e Stati Uniti), anche lo Stato italiano, per quanto voglia apparire neutrale ed equidistante, ha grandi interessi da difendere. Non è un mistero infatti che lo Stato italiano mantenga fruttuosi scambi commerciali basati sulla vendita di armamenti a stati belligeranti, in spregio della propria costituzione.
Non pago di aiutare l’industria bellica a esportare i suoi prodotti, lo stato italiano foraggia ulteriormente le fabbriche di morte spostando finanziamenti dalle spese per il miglioramento della vita delle classi popolari, verso le spese militari. L’ultimo vergognoso esempio di questa pratica è l’utilizzo di 554 milioni di euro dal “fondo per il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese” per l’acquisto di due sommergibili. Uno schiaffo per quei territori che versano nel più assoluto abbandono dello stato, come per esempio quelli che in Sardegna sono stati funestati dalle alluvioni.
———
Noi, sarde e sardi, dichiariamo i nostri territori indisponibili al loro utilizzo per la teorizzazione e l’organizzazione delle guerre. Pretendiamo lo stop immediato delle esercitazioni che vedono partecipi anche Stati Uniti e Turchia e la dismissione di tutti i poligoni militari. Sia perché questi rendono possibile l’attacco a popolazioni civili in tutto il mondo, sia perché la loro presenza mette in pericolo la sicurezza delle sarde e dei sardi che vivono nel territorio.

PER LA SOLIDARIETA’ CON LE POPOLAZIONI AGGREDITE
PER LO STOP IMMEDIATO DELLE OPERAZIONI MILITARI DEI MEMBRI NATO
PER IL RITIRO DELLE TRUPPE ITALIANE DAGLI SCENARI DI GUERRA
PER LA RICONVERSIONE DELLA SPESA MILITARE IN SPESA SOCIALE

A FORAS IS BASIS DE SA SARDIGNA
NESSUNA BASE PER LE VOSTRE GUERRE

MANIFESTAZIONE SARDA
SABATO 25 GENNAIO ORE 15:30
CAGLIARI – PIAZZA TRENTO

https://scontent-bos3-1.xx.fbcdn.net/v/t1.0-9/82318050_1559511654214604_3366436735729795072_n.jpg?_nc_cat=106&_nc_ohc=z12APO2EOuYAX_1ApAc&_nc_ht=scontent-bos3-1.xx&oh=ecc6949ce0aee4cd845c9ed33b166980&oe=5EDAED6E

LA NOSTRA TERRA NON SARÀ BASE DELLA VOSTRA GUERRA!

LA NOSTRA TERRA NON SARÀ BASE DELLA VOSTRA GUERRA!

I venti di guerra soffiano più forti che mai in Medio-Oriente, toccano le coste meridionali del Mediterraneo e arrivano prepotenti fino alla nostra Isola, dove gli aerei militari scaldano i motori pronti a scatenare l’ennesima guerra di aggressione.

La provocazione statunitense all’Iran e i movimenti militari turchi nella vicina Libia ci mostrano qual è la funzione delle basi militari presenti in Sardegna: non difesa, non sicurezza, ma preparazione di violente aggressioni.
Nei poligoni sardi si sono addestrati i soldati che hanno compiuto questo e altri attacchi nel Medio e Vicino Oriente. Dall’aeroporto di Decimomannu sono partiti gli aerei che hanno bombardato la Libia nel 2011, trascinandola nell’attuale caos e lo stesso aeroporto sarà probabilmente un’importante base logistica per la nuova guerra che sembra essere sul punto di esplodere.

È giunta l’ora di esigere con forza che le nostre terre non siano più al servizio di guerre imperialiste e aggressioni che condannano intere popolazioni a un’esistenza fatta di instabilità, di sofferenza e di morte, che i nostri paesi non siano più base logistica militare, che i nostri territori non vengano trasformati in potenziali obiettivi sensibili da parte di chi, protetto dalla vastità dell’Oceano Atlantico, muove i fili delle operazioni militari nel Mediterraneo e in tutto il Medio Oriente.

A Foras si impegnerà nei prossimi giorni per contattare tutte le realtà con le quali è stata costruita la grande giornata di Capo Frasca dello scorso 12 ottobre e per lanciare presto una mobilitazione che ribadisca l’indisponibilità della nostra terra alle politiche di potenza degli USA, dello Stato italiano e della NATO.

L'immagine può contenere: il seguente testo "SA TERRA NOSTRA NO AT A SA BASE PO SA GHERRA BOSTRA! A FORA SAS GHERRAS IMPERIALISTAS"


#aforas

#stopesercitazioni

Campagna Muraria “STOP INVASIONE”

https://scontent-cdt1-1.xx.fbcdn.net/v/t1.0-9/s960x960/75242236_1451861588312945_7743384443330494464_o.jpg?_nc_cat=109&_nc_oc=AQkgTGf9pfobZklLJNl2xvy7rqsRgQaFefnlCoEPxRXpTYwvzkL8aOJPMDkds9T-7QY&_nc_ht=scontent-cdt1-1.xx&oh=fb0b379d376573a5de5217a4fd8a0efc&oe=5E3EF4F7

STOP INVASIONE – Un manifesto in ogni paese

Come fare?

1) Richiedi i manifesti in base alla tua regione di appartenenza ai referenti territoriali di Gallura, Sassari, Barbagia, Oristano, Ogliastra-Sarrabus, Cagliari.

2) Affigi i manifesti (uno/due in ogni paese).

3) Invia le foto alla pagina di A Foras – Contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna con i nomi dei paesi corrispondenti in modo tale che si possa procedere a pubblicare le foto.

Nell’infografica troverete i contatti personali e dei canali telematici di A foras.

Ringraziamo in anticipo chiunque, anche con piccoli gesti, si farà carico di rendersi partecipi di un grande cambiamento!

Riuscire in quest’impresa sará una grande vittoria, e una grande prova che il nostro movimento esiste, è in crescita ed è forte in tutto il territorio.

Buon lavoro.

Vedremo la nostra terra libera dall’occupazione militare.

#aforas

#stopesercitazioni

CAPO FRASCA, esercitazioni fuori controllo e senza preavviso (video)

GRAVI DISAGI PER LA POPOLAZIONE E SILENZIO ASSOLUTO DA PARTE DELLA REGIONE

Elicotteri che volano a bassissima quota anche sui centri abitati, atterraggi fuori dal perimetro del poligono e un impressionante susseguirsi di spari ed esplosioni. Questo scenario di guerra è stato vissuto lunedì 21 ottobre dagli abitanti delle borgate vicino a Capo Frasca, tutta la zona della marina di Arbus si è ritrovata catapultata all’improvviso in un conflitto di cui non era a conoscenza.

Sì, perché per le esercitazioni in corso questi giorni non c’è stato alcun tipo di notifica. Le ordinanze di sgombero della Capitaneria di Oristano per la famigerata Area Tango, quella dove i pescatori non possono entrare durante il periodo delle esercitazioni, si interrompono al 18 ottobre. Eppure ieri a Capo Frasca si sono esercitati. E ripetiamo, con voli a bassa a quota e passaggi radenti sui centri abitati e, secondo le testimonianze raccolte da Mauro Pili e da CagliariPad, con atterraggi al di fuori del perimetro del poligono. Come è possibile? Sono state rispettate le norme minime di sicurezza per la popolazione locale?

Si è trattato di esercitazioni di terra e anche questa ci sembra proprio una novità. Negli ultimi anni Capo Frasca era stata oggetto soprattutto di esercitazioni aeronautiche: non gli basta più?

Le testimonianze raccolte da Cagliaripad sono tragiche. C’è una signora, reduce da una sessione di chemioterapia: “Gli spari sonoa meno di 500 metri in linea d’aria dalla mia camera, i soldati e gli elicotteri sono atterrati a meno di 300 metri. Cosa sparano? Che rispetto hanno per i sardi e i malati?”

Nessun avviso, e ci rimettono anche quei pochi settori produttivi che hanno resistito alla desertificazione economica portata dai poligoni: “E’ tutta la mattina che sparano senza soluzione di continuità” spiega un pastore a Cagliaripad “Le pecore sono scappate dappertutto, loro incuranti. Domani mattina non avremo un litro di latte”.

A Capo Frasca la situazione è fuori controllo. Fanno quello che vogliono, non chiedono nessun permesso e non avvisano neanche prima. Per di più, i tanto sbandierati successi del protocollo d’intesa Pigliaru-Pinotti sono carta straccia: né le spiagge, né i siti archeologici né il porticciolo interno al poligono sono stati dismessi dalla Difesa e centinaia di pescatori continuano a non vedere un euro di indennizzo.

 

 

Assemblea Generale Sarda contro l’occupazione militare – 27/10/2019

Il movimento A FORAS, contra a s’ocupatzione militare de sa Sardigna chiama collettivi, associazioni, cittadini e tutte le realtà organizzatrici della manifestazione di Capo Frasca a partecipare alla prossima assemblea generale sarda, che si terrà presso il centro servizi San Lorenzo (da confermare) di Bauladu (OR)

Dopo la grande risposta popolare del 12 ottobre, dobbiamo ragionare attentamente su come tenere attiva l’attenzione politica e mediatica sul tema, ma soprattutto come attivare di nuovo le forze incrociate fuori dal poligono due settimane fa.

Il 27 ottobre a partire dalle 15 discuteremo di:

_Breve analisi sulla manifestada del 12 ottobre, punti di forza e problemi

_ Proposte di mobilitazione a livello comunale: mobilitazione ASL su registro tumori e registri epidemiologici, mozione contro l’attracco delle navi militari e lo sbarco dei mezzi corazzati con passaggi nei centri cittadini

_ Proposte di mobilitazione a livello sardo: Istituzione del corso di bonifiche all’università, campagna muraria “STOP INVASIONE”, attivazione in primavera delle bonifiche dei siti militari dismessi

_ Prossime mobilitazioni in vista delle esercitazioni internazionali inverno/primavera

Dobbiamo fare in modo che sempre nuovi comitati in tanti paesi si organizzino e lottino per contrastare l’occupazione militare e la narrazione militarista in tutte le parti della società. Abbiamo molti elementi per far ripartire la nostra azione con forza e determinazione.

Ci vediamo il 27 ottobre a Bauladu per la prossima assemblea generale sarda contro l’occupazione militare.

A INNANTIS, CONTRO L’OCCUPAZIONE MILITARE RISPOSTA POPOLARE!

Richiesta sorveglianza speciale per 5 indagati dell’operazione Lince

SOLIDARIETÀ E COMPLICITÀ DA PARTE DI A FORAS

Ci risiamo, dopo le accuse di terrorismo, 5 compagni bersagliati dalla repressione per la loro lotta contro le basi militari sono stati fatti oggetto di una richiesta di sorveglianza speciale da parte della Procura di Cagliari. Non è la prima volta che questo strumento repressivo, finalizzato a emarginare chi lo riceve e a rendergli la vita impossibile, colpisce chi lotta contro le basi in Sardegna.

Non possiamo lasciare solo chi è vittima di questa repressione, perciò vi invitiamo a manifestare la vostra solidarietà e a far conoscere questa vicenda.

Cogliamo l’occasione per esprimere solidarietà anche agli altri 40 indagati nell’operazione che ha cercato di intimidire il movimento prima della manifestazione del 12. I numeri parlano chiaro: non ci sono riusciti. E non riusciranno a fermarci.