Il Processo sui veleni di Quirra. Un contributo dal K.O.S.

Il Kumone Otzastra Sarrabus, nodo territoriale di A Foras, ha presenziato al Processo di Lanusei sui veleni del Poligono militare P.I.S.Q. in Sardegna, Udienza del 26 luglio 2017.

[Questa] la drammatica deposizione di una madre, abitante della frazione di Quirra:

“Con qualche breve interruzione ho passato 42 anni di vita a Quirra, ho avuto 11 figli, ora sono 7. Uno è morto nella prima infanzia e gli altri da grandi:
Paolo, Piero (noto Luca), Roberto. Paolo a Marzo del 2003, Piero a Ottobre dello stesso anno, Roberto l’anno scorso. La nostra azienda è una cooperativa a Quirra, dentro erano in 20 a lavorare, Piero lavorava a Pardu Gelea e allevava animali tra il lago salato e Flumini Durci: ma mi dite quali sono i confini reali del poligono? Io ho vissuto lì, c’erano cartelli con la scritta “Zona Militare”. Mio figlio Roberto è morto di un tumore alla testa, ha sempre vissuto a Quirra ed aveva la casa vicina alla mia.
I miei andavano sempre a Gelea con il bestiame, sembrava un oasi, orti, frutteti, vigneti, ora è abbandonata. Oltre Flumini Durci dove avevamo proprietà, poi espropriate dalla base militare, seguivamo le pecore di un cugino malato. Mio figlio Stefano è stato operato nelle parti intimi (testicoli), anch’io ho avuto un intervento per un tumore alla tiroide a Dicembre e non so ancora…
Certi mesi dell’anno e anche quest’anno abbiamo sempre gli aerei in testa, a Turri Motta nessuno c’entra più. Io da casa la base militare la vedo tutta, sarò ad un chilometro, ed a Murtas per due volte ho visto enormi funghi di fumo, ho sentito le esplosioni, sa domu fiat pudescia, bisognava andare via.
Ho assistito al lancio di un missile, mi ricordo che hanno fatto sgomberare tutti, c’erano tante persone e nella confusione e nella fretta, il mio pane si è bruciato.
Con il vento il missile ha cambiato rotta e l’hanno fatto esplodere in aria, sennò per poco non ci cadeva in testa.
Io ero sulla SS.125 in strada, ci siamo trovati inondati di fumo e polvere, i bambini giocavano con le scintille ad acchiapparle, non ricordo la data, ma era dopo gli anni ‘70.
Poi io e Roberto non andavamo più via con gli sgomberi, fanno gli sgomberi da casa mia: ma le sembra normale? Era un’offesa per noi andarcene.
Fino a qualche anno prima del lavoro della Procura di Lanusei, gli sgomberi c’erano ancora.
Sempre in spiaggia c’erano residui, pezzi interi di lamiere e barili di alluminio spessissimo in giro per tutta l’azienda. Quando pioveva, come durante un’alluvione, si allagava tutto e i residui galleggiavano finendo nei cespugli, non ho mai visto nessuno raccoglierli.
Sa quanti medici ho visto? Dicevano che le ragioni sono ambientali, viaggi a Bologna, a Milano, in Francia ci hanno detto “tornate indietro, non c’è nulla da fare”.
E’ morto anche un mio parente e altri conoscenti, noi abbiamo visto malformazioni negli animali, un agnello con un occhio solo, ma ne nascevano molti malformati: il Servizio Veterinario li portava all’Università, non so gli esiti.
Miei figli Martino e Alessio continuano a lavorare nell’azienda, è solo da un paio d’anni che non nascono malformati, ma il peggiore è stato quell’agnello con un occhio solo (Polifemo).
Si vendevano agnelli nelle macellerie ed ancora oggi vengono grossisti.
La mia casa è sotto la cupola con il Radar, il bersaglio delle esercitazioni era lo scoglio di Murtas, io vedevo i missili lanciati in quella traiettoria.
Quando c’era la piena, Pardu Gelea sia allagava tutta, ho visto trascinate anche le mucche ed ho visto anche uno di quei bidoni aperto.
Piero e Paolo sono morti nel 2003, prima Paolo il 9 Marzo, poi Piero ad Ottobre, Roberto giocava con le scintille, ora avrebbe 47 anni.
Le due esplosioni con i funghi grandi di fumo che ho visto, le ho viste prima della loro morte”.

Le lacrime delle madri dei civili morti e le lacrime delle madri dei militari morti, sono uguali. Ascoltarle, sentirle, vederle, non possono che richiamarci alla dignità, ma soprattutto a compiere scelte diverse, nel nome della vita e della pace tra i popoli.

L’ampliamento, che già da 2 mesi si opera nella rampa di lancio di Torre Murtas per assecondare i progetti del Distretto Aerospaziale della Sardegna (DASS), presentato a Villaputzu e vivamente sostenuto da Regione, Unione dei Comuni e Sindacati, non va in quella direzione. La sperimentazione dei nuovi propellenti, presentati come biocarburanti, scatenerà ulteriori nanoparticelle dalla loro combustione e non si creeranno che un pugno di posti di lavoro, molti servi si però, affascinati, come quando da bambini si pensa di fare da grandi gli astronauti.

E’ la dignità di quelle madri che deve portarci ad una riconversione diversa del PISQ chiudendo definitivamente la porta ai programmatori di morte e ai camerieri della politica sarda, ubbidiente e genuflessa.

Noi vedremo le nostre terre libere!

Missili radioattivi e discarica di rifiuti bellici: la scoperta dell’acqua calda della Commissione uranio impoverito

In questi ultimi giorni in tanti abbiamo letto nei principali quotidiani sardi la notizia relativa alla “scoperta” della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito, relativa alla presenza nei poligoni di Quirra e Teulada di migliaia di missili Milan con traccianti al Torio (agente radioattivo), oltre allo smaltimento di ingenti arsenali bellici scaduti. Se da una parte riteniamo utile qualunque fonte di informazione e inchiesta che renda pubbliche le criminali attività che avvengono nei poligoni sardi, dall’altra queste, specie se provengono da fonti “istituzionali”, non fanno altro che certificare quanto il movimento contro le basi e parte della popolazione locale gridano a gran voce da decenni. La vera notizia, riportata dall’articolo che riportiamo in calce, sarebbe il numero esatto di missili milan lanciati, alcuni dei quali (quasi 3mila!) mancano all’appello delle carcasse trovate a terra.

Chiudiamo citando le misure auspicate dal presidente della Commissione, il senatore Scanu, che consistono nella creazione di una legislazione sugli indennizzi per chi ha contratto malattie dovute al contatto con questi veleni. Non la chiusura della basi, non la fine delle esercitazioni e le bonifiche, ma una sorta di indennizzo “a babbo morto”! Solamente con la chiusura totale dei poligoni e con la loro bonifica integrale e riconversione, qualunque risarcimento avrà un senso, in caso contrario il loro utilizzo sarà solo un palliativo.

E ora, buona conta dei missili, con l’articolo di Piero Loi su Sardinia Post:

 

Commissione Uranio: mistero sui missili Milan, danni ambientali certi

I missili Milan – dotati di sistemi traccianti al torio – utilizzati nei poligoni sardi sono un mistero: a Quirra, nel poligono interforze Ipsq, non si riesce a stabilire quanti ne siano stati lanciati. Lo denuncia la Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito continua a leggere su Sardinia Post…

Militari e antimilitarismo nelle scuole

Se i militari tengono 30 incontri all’anno nelle scuole della Sardegna nessun problema, ma se per caso si organizza un assemblea nella quale si racconta l’impatto degli eserciti sulla nostra terra che succede? Scandalo! Interrogazioni parlamentari! Crediamo invece che ci si debba scandalizzare per la presenza dei militari nelle scuole e nelle università, e a tal proposito condividiamo l’eloquente infografica di SCIDA – Giovunus Indipendentistas. Crediamo che sia fondamentale portare una voce fuori dal coro, fornire una contronarrazione rispetto a quella fatta dall’esercito nelle scuole. Per questo motivo sosteniemo questa e altre iniziative simili, e siamo solidali con Cristiano Sabino, oggi vittima di numerosi attacchi.