[-2!] Sa die de sa Sardigna contra a s’ocupatzione militare #28aQuirra

A due giorni da Sa Die de sa Sardigna contra a s’ocupatzione militare, sentiamo la necessità di fare un ultimo appello alla partecipazione, oltre che dare alcune informazioni utili per la giornata del 28.

Abbiamo scelto il 28 aprile, la giornata che le istituzioni hanno chiamato Sa Die de sa Sardigna, per farne realmente una giornata di liberazione e di rivendicazione del diritto di tutti i popoli all’autodeterminazione. A Foras lotta per la Sardegna ed è al fianco di tutti i popoli che, come quello sardo, subiscono l’aggressione delle guerre imperialiste, degli eserciti e del capitalismo mai sazio. Sappiamo da tempo che non esistono guerre chirurgiche, sappiamo che le guerre dell’era digitale colpiscono sempre più popolazioni civili inermi, sappiamo che i bambini sono le prime vittime delle guerre. Noi non possiamo più accettare che la nostra terra sia utilizzata per test, sperimentazioni, esercitazioni e costruzione di ordigni che vengono utilizzati per sterminare altri popoli. Non accettiamo che la nostra terra sia avvelenata, che sia compromesso qualsiasi sviluppo al di fuori dell’industria militare.

Questa giornata è stata preceduta da una serie di assemblee di tutti gli aderenti ad A Foras e da un’altra serie di incontri nei territori durante i quali il gruppo di studio sulle servitù militari ha presentato un dossier sul Poligono di Quirra, basato su dati statistici ufficiali e rafforzato da quanto emerso dalla recente indagine dell’Università degli Studi di Cagliari (PISQ – Analisi contro fattuale e valutazione del rischio sull’area interessata dal Poligono Interforze del Salto di Quirra, finanziata dalla L.R. 7/2007). Quest’ultima ricerca giunge a conclusioni per certi versi simili rispetto al nostro dossier: in assenza del poligono si sarebbero potute sviluppare economie alternative (basate su turismo, agricoltura per esempio) che avrebbero portato un maggiore reddito a quel territorio (come nel caso di Villaputzu, ma anche per quanto riguarda Perdasdefogu dagli anni 80 in poi), oltre che ovviamente un’economia etica (non basata sull’esportazione della guerra) e sostenibile.

Dal 1956, data del suo primo insediamento contro la volontà delle popolazioni (come dimostra il documentario di G. Ferrara, “Inchiesta a Perdasdefogu”), il poligono militare di Quirra non ha portato a uno sviluppo sostenibile e duraturo. Perfino a Perdasdefogu, il comune maggiormente “dipendente dalla base”, con la fine della leva obbligatoria e l’abolizione dell’obbligo di residenzialità dei militari, il peso dell’indotto è letteralmente crollato (come dimostra la Ricerca dell’Università di Cagliari). Tantomeno il poligono ha posto un freno al crollo demografico dei suoi centri posti all’interno. Inoltre, nel principale comune costiero del PISQ la crescita della popolazione è quasi a zero, al contrario di tutti gli altri centri litorali limitrofi. Al contrario, la base ha contribuito all’impoverimento e allo spopolamento, determinando un arresto per ogni altro sviluppo alternativo collegato ai beni ambientali (come la spiaggia di Murtas) e culturali.

Perché il Poligono di Quirra

Il 28 di aprile saremo al Poligono Interforze del Salto di Quirra (PISQ) – fiore all’occhiello dell’occupazione militare della Sardegna. Saremo a Quirra con centinaia di bandiere dei quattro mori a far vedere un popolo unito contro il suo aguzzino.

La Sardegna non è lontana dagli scenari di guerra, ma coinvolta suo malgrado e complice, con le sue terre usate per le esercitazioni e i test sperimentali, prima di andare ad uccidere e aggredire altri popoli, e con la fabbrica di bombe RWM di Domusnovas che produce a pieno ritmo bombe sganciate su popolazioni inermi.

Per questo saremo a Quirra, in questo poligono simbolo dell’occupazione militare, istituito nel lontano 1956 e ad oggi il più esteso d’Europa, con i suoi oltre 13.000 ettari. I danni sugli abitanti e sull’ambiente sono conclamati e oggetto, in questo momento, di un processo che vede imputati 8 ex generali per i danni all’ambiente, agli animali e agli esseri umani che quel territorio lo vivono e lo dovrebbero poter vivere liberamente.

Oggi si scrive Quirra e si legge esercitazioni militari, test di tecnologie micidiali e ricatto al territorio. Domani non dovrà più essere così.

Non accetteremo una riconversione che significhi restituire le terre e l’economia locale ai militari sotto il nome di ricerca scientifica, tecnologica e corsa allo spazio.

Tutti insieme lotteremo affinché non ci siano più tumori, neonati deformi, agnelli polifemo, lo faremo perché si possa tornare su quelle terre non ancora irrimediabilmente compromesse dalla presenza militare e troveremo insieme i modi per renderle nuovamente utilizzabili.

Se non agiamo noi, che la Sardegna la viviamo in prima persona, nessuno lo farà per noi.

Respingiamo con forza tutti i tentativi di intimidazione e di provocazione venuti fuori negli scorsi giorni dalle nostre controparti. Non temiamo le minacce di arresti in differita millantati dalla Questura di Cagliari, così come rifiutiamo la divisione in “manifestanti buoni” e “manifestanti cattivi”. Denunciamo pubblicamente anche la presa di posizione del Generale Niccolò Manca (primo comandante sardo della Brigata Sassari), che a un incontro pubblico a Perdasdefogu ha contribuito ad alimentare il clima di tensione e di scontro con le popolazioni locali, chiedendo loro di “arrabbiarsi” contro chi chiede la chiusura dei poligoni sardi. Al Generale Manca consigliamo la lettura del nostro primo dossier nel quale dimostriamo che un’economia alternativa porterebbe un maggiore reddito sul territorio. Un reddito non solo maggiore, ma anche sostenibile economicamente, socialmente e dal punto di vista ambientale, ma soprattutto etico e non sporcato dal sangue delle loro sporche guerre.

Invito alla partecipazione di massa

Invitiamo alla partecipazione attiva tutti coloro che si riconoscono in queste motivazioni. Invitiamo ad una mobilitazione di massa, da tutte le parti della Sardegna, attraverso la diffusione dell’informazione nelle scuole, nelle università, nelle nostre comunità, nei piccoli e grandi centri. Invitiamo a partecipare ad una giornata di lotta, di impegno civile, ma anche di festa e di condivisione. Portiamo la bandiera che ci identifica come popolo, la bandiera dei quattro mori, portiamo la nostra volontà di essere uniti per una causa giusta. Saremo lì per bloccare le esercitazioni in corso e per riappropriarci della terra sottratta.

Si parte e si torna insieme”.

L’appello di A Foras è per viaggiare sempre insieme, sia che si arrivi in pullman sia con automezzi privati. Per tutte le informazioni sulla raccolta di adesioni e per i pullman organizzati dai diversi territori (Cagliari, Sassari-Alghero, Oristano) suggeriamo di collegarsi al blog https://aforas.noblogs.org/ e alla pagina facebook https://www.facebook.com/aforas2016/ . A chi verrà autonomamente in macchina consigliamo di lasciare il proprio mezzo nei pressi della strada vicinale posta sulla destra della vecchia 125 venendo da sud in direzione del bar di Quirra (in quanto davanti al concentramento lo spazio per il parcheggio è ridotto).

Foto/video

Chiediamo a chi volesse partecipare al corteo facendo foto e video di contattarci preventivamente per conoscerci reciprocamente ed evitare spiacevoli inconvenienti. Tutti coloro che intendono realizzare immagini video e foto sono pregati di accreditarsi presso i referenti dell’organizzazione (contatti blog / pagina facebook / mail aforasinfo@gmail.com)

Luogo e ora

L’appuntamento è per il 28 aprile alle ore 11.00 nelle vicinanze del bar Quirra lungo la vecchia S.S.125 al km 78.

I canali di informazione e di contatto:

Blog: https://aforas.noblogs.org

Email: aforasinfo@gmail.com

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/aforas2016/

Twitter: https://twitter.com/aforasnews

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